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Onore a Sansonetti



di Antonio Rapisarda (da www.ffwebmagazine.it 12/01/2009)

Hanno aperto l’ultimo numero scrivendo di averlo “fatto strano”. Tanto strano, diremmo noi, che in fondo piaceva anche dall’altra parte. Sì, l’avventura di Liberazione, il giornale diretto da Piero Sansonetti piaceva anche a destra,  e per più di una ragione. Per la scelta del metodo, per quell’essere impertinenti prima di tutto alla rigida marzialità della dottrina di partito che quarant’anni fa, ad esempio, liquidò con una girata di spalle i fatti di Praga. Ma questa stagione, per la volontà del partito-editore (e padrone) Rifondazione comunista, sembra conclusa.

Dalla rivolta di Seattle al terzo mondo, dall’omofobia fino alla strage silenziosa delle morti bianche. Sono tanti i temi che hanno contraddistinto la gestione vivace di Sansonetti. Ma, al di là dei contenuti e delle rivendicazioni, era l’approccio post-ideologico che risultava attraente. E che si conciliava del resto con i faticosi tentativi di Fausto Bertinotti di superamento critico dei tanti vecchi e nuovi comunismi, quelli “fieri di farsi polizia”, che mal si conciliavano con una sinistra che voleva reinventarsi.

Per quella stessa sinistra, adesso, si è proprio chiuso un ciclo. Dopo ladebacle elettorale, il “sanguinoso” congresso di Rifondazione comunista di Chianciano e la scomparsa di una figura carismatica come Sandro Curzi, adesso anche la fine di un giornale libertario e radicale, irriverente e curioso. Anche dell’altro da sé. Spazio schierato ma non settario è stato Liberazione. E anche un po’ guascone. Come testimoniano le pagine dell’inserto culturale Queer (che ha deciso di “suicidarsi” per solidarietà con Sansonetti e che nel numero speciale ha pubblicato alcuni pezzi storici) che ad esempio – in pieno congresso del Prc a Venezia – scandalizzò i delegati con una discussione approfondita sulle gioie del sesso. «Davvero un peccato. Mi hanno detto i dirigenti di Rifondazione – ha scritto Sansonetti - che devo andarmene perché non rispetto la linea del partito. Mi sono chiesto: ma qual è la linea del partito?». E l’interrogativo dell’ex direttore, così come di tanti redattori e militanti, si racchiude nella frase del suo ultimo editoriale: «Io ho paura». Per  quello che sembra essere un ritorno all’omogeneità e alla “purezza” del partito proprietario. 

«Eri un luogo chiamato libertà», ha scritto commosso uno dei redattori del giornale. Un altro si è spinto fino a citare l’avversario di sempre Silvio Berlusconi, definendo il quotidiano «la vera casa delle libertà».  «È morto il Re», direbbero a questo punto i sudditi (spaesati). Ma noi, nell’attesa di capire di che pasta sarà il nuovo Re, ci limitiamo a salutare così: «Onore a Sansonetti».

Pubblicato il 12/1/2009 alle 15.3 nella rubrica Articoli.

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